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Intervista a Mattia Vettorello autore del libro Materia Instabile

Mattia, scrivi in Frostscape che hai intrapreso il tuo viaggio con lo scopo di trovare un rapporto diverso con la natura ( siamo noi, esseri umani, che apparteniamo alla natura, e non viceversa). Come mai hai scelto proprio il Vatnajökull National Park per questo viaggio?

Volevo vedere la Natura. Incontaminata. Pura. La sua potenza e la sua eleganza. L’Islanda fortunatamente è ancora libera nella sua essenza, la natura comanda e bisogna rispettarla.

Siamo noi che ne facciamo parte, perché l’uomo è un micro puntino all’interno del sistema, e non sapremmo dove andare se non ci fosse la Materia.

Un viaggio di 800 km, in condizioni che definire estreme è riduttivo, è sicuramente difficile da affrontare. Hai mai pensato “non ce la faccio”?  

Le difficoltà ci sono state, anche in diverse forme. Una delle più difficili da contrastare fu una crisi mentale. Il poco sonno, l’umidità e la stanchezza del corpo mi portarono alla quasi rinuncia della spedizione. Se la mente non collabora è complicato andare avanti.

In un tuo post scrivi “Immaginate che significa essere fradici e doversi fare 30 chilometri con i piedi bagnati e ghiacciati? Eppure, credetemi, non ho mai pensato: chi me l’ha fatto fare. Ogni tanto esce il sole e allora il paesaggio infinito, incontaminato che mi si apre davanti mi ripaga di ogni fatica”. Davvero è andata così? Bastava sul serio il paesaggio a ripagarti della fatica?

Cos’è la fatica? Per quello che ho imparato in prima persona è un fattore mentale. Quando manca poco al raggiungimento del traguardo le energie ritornano e la “riserva” entra in azione per l’ultimo giro di pista. Per me il traguardo quotidiano era fare il mio leg e quando la materia che mi circondava si infiammava di colori, il morale s’accendeva.

Una carriera da designer a Milano lasciata, e una da esploratore davanti. Ti sei mai pentito della tua scelta? 

Faccio ancora il progettista perché mi piace pensare e ragionare su come risolvere dei problemi. E poi ci si pente di non provare, non di aver provato. Nel momento in cui si prende una decisione pensata e ragionata non ci si deve pentire perché in quel istante si doveva fare quella cosa.

Quali sono i tuoi piani per il futuro?

I piani per il futuro sono tanti e svariati, per ora mi concentro su Frostscape e vediamo fin dove mi spingerò, continuando a potare avanti gli stessi valori di quando è nato.

Una definizione che daresti alla parola "viaggio", dopo l'esperienza islandese

Conoscenza. Condivisione. Crescita.

Come ti ha cambiato questo viaggio nella terra dei ghiacci? Che cosa ti ha dato e che cosa ti ha tolto l'Islanda?

Una cosa che sicuramente mi ha dato l’avventura in Islanda è un’esperienza nuova in più, e la consapevolezza di riuscire a stare bene con me stesso. Una conferma di qualcosa nato prima della partenza, e concretizzato poi, è il fatto di vedere gli imprevisti come elemento di conoscenza, di congegno per scavalcare l’ostacolo. In poche parole, guardare l’intoppo in modo vantaggioso.

Cosa mi ha tolto…qualche chilo.

Tre sensazioni per descrivere il tuo viaggio e l'Islanda. Quali sceglieresti e perché?

La prima sensazione è quella di Libertà, perché ero cosciente delle mie scelte e vivevo le giornate con tempo naturale. Un’altra è la Solitudine, il restare da soli in mezzo a quei grandi spazi, dove nel momento in cui ti fermi capisci la maestosità della natura. L’ultima è l’Euforia nel momento in cui avevo capito che avevo portato a termine questa grande sfida con me stesso.

Che differenza c'è tra lo spirito dell'esploratore moderno e quello alla Walter Bonatti, dotato di mezzi ben più limitati? Che cosa ti ha spinto a partire per un viaggio così difficile?

La differenze fondamentale è che il Mondo è stato mappato, dunque non si parla più di esplorare il Great Unknown (l’ignoto) perché questo sarà concesso solo a pochi, scienziati e astronauti, ma si parla di esplorazione introspettiva e antropologica.

Ha senso essere esploratori oggi, quando basta digitare una parola in Google per sapere qualsiasi cosa, senza spostarsi dal divano?

L’esploratore oggi è una figura per me importante, perché si veste di introspettivo. Il fatto che il mondo è tutto mappato non significa che è conosciuto, l’esploratore del nuovo millennio si relazione con le persone di altre culture, annientando i vuoti stereotipi, e con la ricca Natura, animali annessi. Conoscendo ed ascoltando più se stessi si arriverà ad avere un’euforia di sensazioni che sfocerà nell’esplorazione di “nuove” terre e popoli.

 

Foto - www.frostscape.com


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