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Storia di un pomeriggio ad Hofsós
L'asfalto color della pece corre sotto le ruote della macchina, mentre tutt'intorno il verde e il giallo dei prati contrastano con il bianco della neve ancora presente sulle montagne. Gli infiniti pascoli di cavalli e pecore si susseguono l'uno dopo l'altro ed è tutto ciò che l'occhio è abituato a vedere da mezz'ora a questa parte. Nessuna persona, nessuna macchina incrociata sulla Siglufjarðarvegur, la strada numero 76 che conduce ad Hofsós. La solitudine che si può provare uscendo dalla classica “Ring Road”, la strada ad anello che collega tutta l'Islanda, è qualcosa di incredibile e difficilmente immaginabile se non lo si prova.

Ogni tanto, qua e là, spunta una fattoria a fare da soggetto in primo piano a uno sfondo da cartolina tipico di quest'isola del grande Nord. Il vento da nord soffia fortissimo, tanto che anche solo uscire dalla macchina diventa un'avventura. Un piccolo sentiero vicino a una fattoria porta a sfidare il freddo tagliente che penetra nelle ossa quel tanto che basta per avvicinarsi a una minuscola chiesetta. Davanti a posti come questi i pensieri corrono e gli occhi iniziano a lacrimare, forse per il vento o forse perché in fondo questi sono posti che toccano l'anima.

Ripresa la strada, poco dopo, una svolta a sinistra porta all'imbocco della via che raggiunge il centro di Hofsós, villaggio di pescatori e artisti che qui trovano spazio per le loro attività. Qui il mare fornisce il nutrimento per il corpo così come per la mente. Nel piccolo porto del villaggio trovano spazio barchette con le quali i locali escono in mare per andare a pescare, ma è girando nelle stradine al suo interno che si trovano piccole perle che rievocano storie passate. Sono barche in manutenzione il cui legno è levigato dalle onde del Mar di Groenlandia e la vernice scrostata dalla salsedine. È facile perdersi a immaginare le loro vite e quelle dei loro proprietari, le battaglie combattute e le tempeste vissute, ma anche la calma che ci si può godere d'estate con il sole di mezzanotte che si riflette sull'acqua. Questione di tempo e di piccole ferite da ricucire, ma presto anche queste barche torneranno a solcare le onde del Mare del Nord.

Le stradine che a prima vista appaiono deserte nascondono le persone silenziose tipiche di questo villaggio. Un marinaio di ritorno dall'uscita in mare mette a posto le sue reti, mentre fuori da una casa vicino al porto, riparata dal vento seppure a pochi metri dall'acqua, una donna legge un libro mentre ogni tanto lancia un'occhiata verso l'orizzonte. Qualcun altro, invece, sceglie di sfruttare il vento e i pochi squarci di sole per asciugare il bucato, su uno stendipanni vista Mar di Groenlandia.

Qui è facile perdere la cognizione del tempo, anche a causa del sole che in certi periodi dell'anno non scende mai sotto l'orizzonte. Soltanto la chiusura dell'alimentari presente in centro fa capire che la sera si avvicina e che bisogna tornare verso casa. Di nuovo in macchina quindi e di nuovo sulla Siglufjarðarvegur a sentirsi un po' protagonisti, nonostante l'ambientazione diversa, di “On the road”, di un video musicale dei Sigur Rós o del romanzo di Hemingway, “Il vecchio e il mare”. D'altronde in questi luoghi dove la magia è così forte, tutto diventa possibile.

 

Articolo e foto di Simone Enei - http://simoneenei.vsco.co/grid/1


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